
Ho avuto la fortuna di conoscere Vittorio Ometto 20 anni fa. Un “nonno” dal sorriso buono che mi raccontava le sue memorie. Proprio nel giorno della memoria, a 100 anni e 10 mesi “ha posato lo zaino a terra ed è andato avanti” (come dicono gli alpini).
Lui la guerra e i lager li ha vissuti in prima persona e non ha mai smesso di raccontare questa tremenda esperienza. Con Vittorio se ne va l’ultimo alpino internato nei campi di concentramento. La sua memoria di quello che è stato resterà nella mente di chi l’ha ascoltata o letta nel libro Prigioniero in un lager.
Di lui in me rimarrà tanto e per lasciare spazio a un aneddoto divertente, giusto per ricordarlo col sorriso…
Qualche anno fa, credo si stesse avvicinando a compiere i 90 anni, era davvero molto in gamba per la sua età e quindi mi sono permessa di dirgli: “Metterei la firma per arrivare alla sua età così in gamba”. Subito, con il fare scherzoso, che lo caratterizzava mi ha risposto: “Mai mettere la firma perché io lo avrei fatto con mio nonno e mi sarei fregato visto che lui è morto poco dopo gli 80 anni”.
Grazie Vittorio per quello che ci hai donato e buon viaggio.
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