
Ieri sera ho aperto Facebook e mi sono pietrificata. Ho visto una serie di post che salutavano la mia amica Lucia. Lucia era nata il 14 febbraio, giorno in cui si festeggia l’amore. E di amore lei ne ha trasmesso tanto.
Piena di passione, costante nel portare avanti le proprie idee, colta, schietta e sempre impegnata a diffondere messaggi di pace e di salvaguardia del territorio e delle tradizioni, la Brigantessa della Brenta (così si definiva) sapeva coinvolgerti e aprirti al mondo.
Ti spronava a impegnarti per il bene comune e a vivere una vita attiva e piena. Non si è mai tirata indietro quando c’era da battersi per una buona causa. Costruiva ponti di pace e promuoveva il dialogo. Si è spesa per la ricostruzione delle terre bosniache e nelle ultime settimane si vedeva spesso in piazza a Cittadella per chiedere il “cessate il fuoco” in Palestina. Come un gioco del destino, se n’è andata proprio ieri, giorno in cui è stata firmata la tregua.
Da ieri sera ho avuto vari momenti dove la mia mente mi ha portato ricordi vissuti con Lucia. I caffè, che per forza dovevi bere, nella sua casa sempre aperta, con la chiave inserita all’esterno. I vari filò fatti di cultura e musica, uno degli ultimi a cui ho partecipato era su Dante. La sua visione moderna della donna che non “doveva sedersi sulla punta della sedia per essere pronta ad alzarsi e servire l’uomo”. Il parapetto del canale poco lontano dipinto con i colori della pace. I suoi forti abbracci e le “lezioni” di postura. La sua voce a volte un po’ rauca. La stufa accesa e la tavola imbandita della “Baracca di Bepi Vacaro”. I dialoghi e le discussioni costruttive.
Dentro di me ci sarà sempre una parte di Lucia perché ho fatto miei alcuni dei suoi modi di fare e di pensare. Lei insieme a tante altre persone hanno creato i lati di me stessa che amo di più.
Grazie Lucia, ciao Brigantessa
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